LA STORIA

“Ode ar Maritozzo”

“Me stai de fronte, lucido e ‘mbiancato,
la panna te percorre tutto in mezzo,
co ‘n sacco de saliva nella gola,
te guardo ‘mbambolato e con amore.
Me fai salì er colesterolo a mille,
lo dice quell’assillo d’er dottore,
ma te dirò, mio caro maritozzo,
te mozzico, poi pago er giusto prezzo!”

Ignazio Sifone,
Ode ar maritozzo,
Garbatella, 1964

LA STORIA

“Ode ar Maritozzo”

“Me stai de fronte, lucido e ‘mbiancato,
la panna te percorre tutto in mezzo,
co ‘n sacco de saliva nella gola,
te guardo ‘mbambolato e con amore.
Me fai salì er colesterolo a mille,
lo dice quell’assillo d’er dottore,
ma te dirò, mio caro maritozzo,
te mozzico, poi pago er giusto prezzo!”

Ignazio Sifone,
Ode ar maritozzo,
Garbatella, 1964
 

 

La Storia del Maritozzo

Il nome del famoso dolce romano si deve ad un’antica e romantica tradizione: il primo venerdì di marzo – l’odierno San Valentino – i fidanzati regalavano un maritozzo alle promesse spose come dono
beneaugurante. Secondo l’usanza, il dolce aveva una decorazione di zucchero con due cuori trafitti ( o due
mani giunte), e all’interno celava un anello o un piccolo oggetto d’oro. Secondo un’altra interpretazione, il nome “Maritozzo” deriva dalla tradizione secondo cui le giovani donne in cerca di marito regalavano il dolce al rampollo di paese, mettendo quest’ultimo nella condizione di prendere moglie scegliendo il dolce migliore tra i tanti ricevuti.

Ma le origini del “pane dei settecolli” sono ben più lontane: risalgono infatti all’Antica Roma, a quando il maritozzo era un sostanzioso impasto di farina, uova, olio, strutto, sale e aggiunta di miele e uvetta, preparato dalle donne dell’Antica Roma per gli uomini che lavoravano nei campi. Nel Medioevo la pagnotta dei braccianti diventa “Er santo Maritozzo”, unico peccato di gola concesso durante il periodo di digiuno
Quaresimale. Tra storia e cultura popolare, il Maritozzo si conferma portatore di sentimenti positivi: una premura amorevole, un piacere da concedere a sé stessi senza sensi di colpa, una dolce promessa.

La Storia del Maritozzo

Il nome del famoso dolce romano si deve ad un’antica e romantica tradizione: il primo venerdì di marzo – l’odierno San Valentino – i fidanzati regalavano un maritozzo alle promesse spose come dono
beneaugurante. Secondo l’usanza, il dolce aveva una decorazione di zucchero con due cuori trafitti ( o due
mani giunte), e all’interno celava un anello o un piccolo oggetto d’oro. Secondo un’altra interpretazione, il nome “Maritozzo” deriva dalla tradizione secondo cui le giovani donne in cerca di marito regalavano il dolce al rampollo di paese, mettendo quest’ultimo nella condizione di prendere moglie scegliendo il dolce migliore tra i tanti ricevuti.

Ma le origini del “pane dei settecolli” sono ben più lontane: risalgono infatti all’Antica Roma, a quando il maritozzo era un sostanzioso impasto di farina, uova, olio, strutto, sale e aggiunta di miele e uvetta, preparato dalle donne dell’Antica Roma per gli uomini che lavoravano nei campi. Nel Medioevo la pagnotta dei braccianti diventa “Er santo Maritozzo”, unico peccato di gola concesso durante il periodo di digiuno
Quaresimale. Tra storia e cultura popolare, il Maritozzo si conferma portatore di sentimenti positivi: una premura amorevole, un piacere da concedere a sé stessi senza sensi di colpa, una dolce promessa.

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